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RAGIONEVOLE DUBBIO DI GARLASCO. UN GIUDICE NEL LABIRINTO DEL CASO DI CRONACA PIÙ DISCUSSO D ITALIA (

Il prezzo originale era: € 18,90.Il prezzo attuale è: € 17,96.

ISBN: 9791223801727

Categoria:

AutoreStefano Vitelli
EditorePIEMME
CollanaSAGGI PM
VolumeUnico

✅ 4 disponibili

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Descrizione

Una narrazione immersiva, che dal caso di cronaca più discusso di sempre si apre a una riflessione universale sul potere, la conoscenza e il limite umano.

«Non c’è la morbosità del dettaglio, ma c’è un magistrato che torna sui propri passi, riascolta la telefonata, rilegge le perizie, rimette in fila tracce di sangue, tempi, movimenti, errori d’indagine e suggestioni mediatiche. È un viaggio a ritroso nelle sue stesse convinzioni: l’alibi informatico che per anni è stato raccontato come un trucco, la dinamica delle scale, l’impronta nel bagno, quel modo “sospetto” di chiedere aiuto. Tutto finisce di nuovo sul tavolo, come se il processo fosse ancora aperto.» – La Stampa

Ci sono fatti di cronaca destinati a rimanere per sempre nell’immaginario collettivo, storie capaci di dividere l’opinione pubblica e toccare corde insospettate. Il caso Garlasco è uno di questi: un delitto che ha segnato il Paese, una storia giudiziaria solo apparentemente conclusa e che oggi torna con nuovi interrogativi e nuove ombre. Per anni l’unico indagato è Alberto Stasi, compagno della vittima, il «biondino dagli occhi di ghiaccio». Viene condannato a sedici anni di carcere, eppure manca il movente, le testimonianze vanno in un’altra direzione, il suo alibi viene accertato. Si può dire che sia colpevole oltre ogni ragionevole dubbio? La risposta è no. Da qui parte il racconto di Stefano Vitelli, il magistrato che nel 2009 assolse Stasi in primo grado, in un libro che ripercorre – umanamente e giudiziariamente, con elementi del processo mai raccontati al grande pubblico – tutta la vicenda: dalla telefonata al 118 alle analisi informatiche compromesse, dalle macchie di sangue alle nuove perizie che riscrivono ciò che si credeva acquisito, fino al movente fantasma e all’assunto per cui «meglio un colpevole fuori che un innocente dentro». Dubbi, verifiche, domande senza risposta, ma anche la responsabilità di chi deve giudicare sapendo che non si può scommettere sulla colpevolezza d

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